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Mario Persico, Sedie Isteriche

I territori nucleari, sottomessi dalla cattura e dall’affronto ai pensieri nomadi, saranno sempre pronti a nuove alleanze con forme di vita resistenti per la custodia delle loro postazioni.

I mendicanti e l’arte degli sciamani filosofi senza meta continuamente proveranno ad allinearsi in spazi dalle mappe mutanti.

Il regno non ha recinto nella continuità con l’evoluzione in cammino dei ciechi che ora ci vedono.

Nel ridisegnare confini, quando la chiusura incombe, tentare ovunque l’entrata in contatto per non impattare da soli contro le metafisiche-cannibali che si attivano ovunque con le abili strategie di dispersione.

Il retaggio della loro fantomatica comunicazione, ha giocato nella dilatazione del tempo e del divenire, provando a sospendere i cicli vitali generativi, anche quelli che transitano sul finire, dove il commiato e la sepoltura sono semina per i giorni a venire.

Quasi ovunque, in questi giorni, la nuda vita, un campo di battaglia perché lo scenario apocalittico avesse i suoi eventi storici e importanti, convinti che progettarli sia stata una virtù, il tutto poi semplicemente sorvegliando le trincee d’ogni lasciato che s’è perso, per derubarci di tutto.

Corpi prestati al non finito continuano l’incontro a-dimensionale e così si congiunge in un tremore, diffuso e continuo, con quelle pratiche che poeticamente emergono dall’irriducibile di ogni alterità, nessuna divisione nemmeno quella auspicata dalle fratture logiche che oggi fanno di noi figure sproporzionate, su tutte la Maddalena di Donatello.

Se un tempo ci furono i sepolti dal colore del sangue che tonificava le rivolte, ora si celebrano i fuggitivi dei rituali, delle cerimonie familiari e comunitarie, espropriati delle loro esistenze.

I briganti provano continuando a sedurre con le loro auree spettacolari di attenzione, fenomeni della dialettica che nulla crea ma tutto può distruggere.

Rievocando la figura del recinto e informati al riguardo sulla chiusura delle porte, abbiamo a che fare con una situazione d’isolamento, un quadro esistenziale che c’è molto familiare in questo nostro periodo della vita.

Vivendo in isolamento e in attesa di una porta che si apre, in una sorta di identità scenografica per tutti, ciò che sembra incoraggiarci a preoccuparci e la difesa del recinto, ormai presi dalla paura provocata dall’isolamento che continuerà a spingere per proteggerci e per garantirci un opportuno diritto di salvezza senza regno.

Continueremo con l’accumulo di vita preordinato, con l’isolamento e la manifestazione di un’autonomia pronta a spenderla distanziandoci.

Ora che abbiamo passivamente consentito la delega del diritto di difesa dal nemico chiunque e qualunque cosa potrebbe invadere i nostri territori dall’esterno dei recinti domestici conferendo ai politici, agli operatori sanitari, ai ladri una sorta di lasciapassare omnia et ad horas mentre a noi toccherà infine giustificare anche i nostri affetti illegittimi, obbligandoci a denunciarli.

C’è un intimo che non si lascia ridurre a quel luogo appartato, affinché i briganti abbiano beneficio della sera del giorno, per di più con la nostra collaborazione attiva, che fa di noi delle prede nel recinto.

Segugi all’inseguimento di fogli senza controllo, guardiani che hanno promesso, insegnato, informato e preparato hanno mostrato una sottile lacuna sulla scommessa della commedia e dell’ “arte”.

Siamo costretti a giocare sulle ruote della nostra fortuna, o a testa e croce, perché l’azzardo, si sa, sempre ci accanisce sul tavolo da gioco.

Negazione di costruzioni, rarefazioni di esistenze segniamo con le parole, quelle di una vita intera, il grande indicatore dello spettro della strategia questa volta fatale, possibilità da coltivare sempre perché sempre potrebbe accadere e nonostante tutto.

Il fastidio per gli editti assordanti di fumose parvenze di presenza, che s’incontrano nelle bio-meccaniche delle vetrine che esaltano la fiction, stigma della triste epoca che vogliono farci subire, dalle gallerie degli affari e della zoopolitica che hanno fatto di noi delle pecore nel recinto e tutto con la nostra attiva collaborazione.

Ancora si continua, fuori e dentro il web, a mostrare tutto come se fosse oro, coniugando il prevedibile e il molteplice per contare i numeri della mente umana come terapia concettuale ossessiva.

Pertanto gettino luce nel ventre le divinazioni dei samurai del non-detto ed i visionari guaritori (a volte coincidono le due figure) mentre virologi, politici, intellettuali, dandy, cervelloni, politologi, salottieri, aperi-cenanti dalle finestre social per-formanti, incontrano l’illusione dell’imperiosa unità nel molteplice.

Senza atti né gesta solo una porta chiusa, solo incoraggiandoci a starcene seduti a casa.

Le “Sedie dell’isteria” o quelle della “Tortura”, realizzate nel 1971 dal pittore Mario Persico, firmatario con Baj del manifesto della pittura nucleare nel ‘55 e co-fondatore nel ‘59 del gruppo 58, esponente dell’avanguardia napoletana mai avremmo pensato ce le avrebbero consegnate a domicilio al desco familiare.

Non resta che raccoglierci come a Napoli intorno al rito della “figliata” domestica che continua a far nascere nelle domestiche dimore, da androgini, folli e figure senza codici, le possibilità impreviste.

Non abbiamo mai posseduto specchi né laghi né cristallerie ma solo forme di vita senza nome, ante-Narciso o, se vi pare, anti-Narciso e quando le liturgie soffocavano la libertà, noi seguitavamo ad assumere ciò che è pura movenza, brezza, brina, diamanti, sassi e una difficile trasfigurazione assieme al ni-ente che tace.

Poi dando valore al mondo e meditando sulla piega della propria differenza, abbiamo scoperto quel gesto che punta dritto l’indice al cielo e sulla terra, e mai solo e nemmeno e solitario si disegnerà da sé.

Ex-nihilo nuove scritture accenderanno la “creanza” dell’arte-teca che muove e agita e fa scalpitare e continua a pro-vocare la mano, questa volta aperta, per infondere coraggio a chi sempre senza capo ricomincia.

E se l’anonimo, reso pure solitario, continua ad apprezzare la sapienza, questa non si lasci ingannare dalle cose e dal tutto, perché nessuna verità è un’armonia nascosta e tocca testimoniare, dichiarare, deporre, asserire, affermare, assumere potenza che sempre più attraversa con profonda gioia il compito di renderla manifesta.

Attuante ogni gesto del mendicante che sussiste contro le incursioni di chi invade territori dall’interno, perché i briganti vogliono tenerci stretti e ricondurre ad uno spazio serrato la nostra autonomia, che diventa il diritto di difendere la vita accumulata nella distanza, sterile madre per coloro che vogliono occupare pretendendo il beneficio della preda.

Varcare la porta, non rispetto a uno spazio fisico o intraprendere una consapevolezza di non essere prigionieri?

Abbiamo la consapevolezza che se in rapporto al ladro bisogna difendersi, in rapporto ai briganti bisogna imparare anche ad aggredire se restiamo chiusi nel recinto e nell’isolamento, di quanti stabiliscano il fuori e dentro, di uno stato, una regione, una casa o infine del regno?

Di quest’ultimo si sappia che ognuno di noi per esso è porta da chiudere e aprire, pericolo e salvezza, pecora e pastore, entrando dal passaggio liberato dal maestro.

Accade l’intimo col regno, a noi tocca solo vederne la ferita.

           emme elle emme

 

BIENNALE DI ARCHITETTURA 2020 POSTPONED MAY ’20-FEB ’21

CoolCity_Lab – Venice Architecture Biennale 2020, Korean Pavillon