Acqua Ferrata / Sulfurea del “Chiatamone” iron / sulfur rich water

Una lapide-monito scolpita nel 1731 per volontà del re di Napoli Carlo VI, fu posta sul costone di Pizzofalcone, a garanzia della libera fruizione dell’acqua del Chiatamone, indistintamente a tutti gli abitanti, e diede forza al popolo per contrastarne la chiusura. Poi il pretesto della presunta diffusione del contagio di colera nell’estate del 1973 per chiudere l’accesso, la sorgente manomessa, il luogo dimenticato.

Con l’Unità d’Italia e le nuove leggi che classificarono l’acqua come risorsa da dare in concessione a privati per fini economici, nacquero le prime tensioni tra la popolazione locale e le Autorità per l’utilizzo di questa risorsa. Mentre il popolo era stato allontanato dalla sua acqua preferita, gli alberghi edificati sulla colmata a mare (via Partenope) ottennero le licenze per sfruttarla a fini turistici- termali. Così scomparvero repentinamente l’acqua suffregna, l’acqua ferrata e la sorgente del fontaniello.

Negli anni, uno dei filoni di interesse del progetto coolcity si è strutturato in un focus da titolo: “Sorgente di Acqua Ferrata del Chiatamone”.

 

2023 – Martin Devrient durante le attività di rilievo della fonte

 

L’obiettivo è quello di riattivare il sito e rendere accessibile la sorgente e l’acqua.

La ricerca nasce nel 2019 e trova la prima sponda con la collaborazione con l’Ufficio Patrimonio del Comune di Napoli che individua la particella di proprietà comunale, dal quale è possibile accedere alla grotta che contiene la sorgente. Dopo oltre 4 anni di studio, sopralluoghi, e un intenso lavoro di lobby per trovare l’interesse degli attori responabili, nel febbraio del 2025 la sorgente è stata riavviata e l’acqua ha ricominciato a sgorgare sempre più limpida e buona.  Un lavoro di partecipazione e collaborazione tra i cittadini, esperti, l’ufficio patrimonio del Comune di Napoli, la Soprintendenza ai Beni Ambientali e l’Acquedotto pubblico di Napoli ha prodotti i risultati auspicati.